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Nella Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, che ricade ogni anno il 25bnovembre, la Rete Nazionale Antiviolenza “Frida Kahlo” sez. di Barcellona Pozzo di Gotto organizza una diretta a partire dalle 16.00, sulla propria pagina Facebook, per mettere a confronto strumenti, operatività, buone prassi ed esperienze nel delicato settore del riconoscimento, della prevenzione e del contrasto della violenza maschile contro le donne.
Tra i partner che hanno aderito al progetto vi sono anche la Camera Nazionale Avvocati per la persona, le relazioni familiari e i minorenni (Cammino), Chayn Italia, il Network REAMA della Fondazione Pangea e il collettivo nazionale Non Una Di Meno. A fianco a queste realtà, anche il “Gruppo Zero”, rete regionale composta da organizzazioni che a vario titolo si occupano del tema, e la casa editrice Smasher. Il titolo dell’evento, “Uno sguardo multidisciplinare sulla violenza contro le donne e i minori. Strumenti, operatività e buone prassi a confronto”, rimanda un chiaro messaggio: il lavoro sulla prevenzione e il contrasto della violenza non può che essere multidisciplinare, legato da un lavoro di rete capillare.
Dopo l’introduzione di Giulia Carmen Fasolo, operatrice all’ascolto e all’accoglienza
del noto Centro Antiviolenza di Barcellona Pozzo di Gotto, toccherà alla consulente
legale Rita Ielasi, il cui intervento sarà “La violenza intrafamiliare: dall’invisibilità
all’emersione. Strumenti giuridici di tutela per le donne e i figli/e minori”. A seguire,
interverrà l’assistente sociale Lyda Margio, presentando gli strumenti di servizio
sociale a tutela di donne e minori vittime di violenze intrafamiliari. La psicoterapeuta
Agata Fenga, invece, racconterà un caso studio della sua passata esperienza
lavorativa alla Casa di Leda, una casa protetta per madri detenute con figli minori,
volta ad assicurare il benessere dei bambini e sostenere le madri. La mediatrice
linguistica Ionela Ivascu, che opera all’interno della stessa Frida, offrirà un focus
sull’invisibilità delle donne migranti. Toccherà poi alla pedagogista familiare
Valentina Ilacqua proporre una riflessione sul sostegno genitoriale e familiare alle
donne e ai minori vittime di violenza. Simona Lanzoni che, oltre a rappresentare
Pangea e REAMA, è membro del GREVIO (Gruppo di esperti/e sulla lotta contro la
violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica) racconterà delle attività di
REAMA anche rispetto al lavoro sulla violenza assistita di piccoli ospiti di
Fondazione Pangea. A seguire, l’assistente sociale Mirella Miroddi presenterà la rete regionale del Gruppo Zero; subito dopo, un’altra assistente sociale, Maria Domenica La Spada, indicherà quanto sia importante l’educazione ai sentimenti. Ci
sarà anche l’ex assessora del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, Angelita Pino,
che interverrà sull’autodeterminazione nelle scelte relazionali, professionali e
familiari. L’attivista Ilaria Coccia racconterà la guida alla solidarietà di vicinato di
Chayn Italia. La psicologa Stefania Giunta indicherà l’importanza della formazione
specifica nell’ambito della violenza di genere. Gli ultimi due interventi vedranno
coinvolte la docente e giornalista Katia Trifirò, che farà riferimento alle modifiche al
Testo Unico dei doveri dei giornalisti; e, infine, l’assistente sociale e operatrice
Giusy Spagnolo indicherà quali sono le modalità per contattare un Centro
Antiviolenza e chiedere supporto anche a fronte del periodo storico che stiamo
vivendo, soffermandosi sul fatto che la convivenza forzata non sviluppa la violenza,
semmai ne acuisce le proporzioni.
“Si tratta di un lungo percorso – dichiara Francesca Pantè, presidente di Frida – che
non vuole essere un momento commemorativo, ma di autentico confronto a più voci.
Il nostro Centro Antiviolenza, coordinato dall’assistente sociale Lucia Crisafulli e
supportato da tutte le operatrici e consulenti, opera ogni giorno incessamente per
offrire tutti i supporti che un CAV, anche secondo la normativa del settore, può
offrire: ascolto telefonico, colloqui in presenza e in remoto, consulenze psicologiche
e legali, orientamento all’autonomia abitativa e all’inserimento lavorativo, supporto ai
minori vittime di violenza assistita, ecc. La bussola che ci orienta è la Convenzione di
Istanbul, ma anche una narrazione e un ordine di discorso anti patriarcale che vede
finalmente le donne non vittime ma agenti del proprio processo di cambiamento,
consapevoli delle proprie scelte. I percorsi di autonomia sono ragionati insieme a
loro, in quanto principali protagoniste, senza più posizioni subalterne o di
eterodirezione”. “Le nostre operatrici – conclude Francesca Pantè – sono
specificatamente formate, quindi in grado di applicare strumenti, competenze ed
esperienze di buone prassi affinché nessuna donna si senta sola e possa sapere
che esiste una rete, a maglie strette, che è lì pronta a sostenerla”.

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