La Procura Distrettuale Antimafia di Messina ha chiesto il rinvio a giudizio per il collaboratore di giustizia Carmelo D’Amico, accusato dell’omicidio del diciottenne Roberto Amato, consumato nell’inverno del 1992. L’udienza preliminare davanti al Gup è stata fissata per il prossimo 23 ottobre.
Si sblocca così, a distanza di oltre tre decenni, uno dei “cold case” più dolorosi della cronaca barcellonese. Roberto Amato, un ragazzo di appena 18 anni e totalmente incensurato, svanì nel nulla il 12 febbraio 1992 dopo essere uscito dalla sua abitazione a Barcellona Pozzo di Gotto. Le ricerche disperate della famiglia si interruppero drammaticamente 54 giorni più tardi, quando il corpo senza vita del giovane venne rinvenuto nelle campagne di contrada Landro.
Per anni il delitto è rimasto avvolto nel mistero e privo di un colpevole ufficiale. La nuova accelerazione investigativa è il frutto del lavoro sinergico tra i Carabinieri e il pubblico ministero della Dda di Messina, Francesco Massara. A fare luce sulla dinamica e sui retroscena dell’esecuzione sarebbero state le dichiarazioni e le ammissioni dello stesso Carmelo D’Amico, ex esponente di vertice della criminalità organizzata locale e oggi collaboratore di giustizia, sul quale adesso pende la richiesta di processo. L’appuntamento in aula a fine ottobre segnerà il primo, fondamentale passo giudiziario per dare, dopo 34 anni, una definitiva verità sulla tragica fine di Roberto Amato.



