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Prende il via oggi sulla nostra Testata “OraWebTv” una nuova rubrica curata da Alessandra Muschella, psicologa, scrittrice, giornalista, già collaboratrice di “Repubblica” su tematiche di costume e società. Ed è proprio questo il campo sul quale si concentrerà “Radiografie”, partendo da “Le sorelle di Peter Pan”. Scrittura fluida, essenziale che, siamo certi, soddisferà i palati più esigenti fra i nostri numerosi lettori. Buon lavoro ad Alessandra e benvenuta nella grande famiglia di “OraWebTv”. 

RADIOGRAFIE: “Le sorelle di Peter Pan”

di Alessandra Muschella 

Esiste un o una cinquantenne che almeno un paio di volte alla settimana non si senta ventenne? Magari sì, ma non è di lui o di lei che vogliamo parlare in queste pagine, bensì degli altri, degli eterni Peter Pan e, più ancora, del loro corrispettivo femminile, rispetto al quale sarebbe anche giunto il momento di trovare un appellativo. E che diamine, siamo alle solite! Costrette a prendere in prestito titoli affibbiati all’altro sesso, ai quali magari anteponiamo l’articolo femminile al posto di quello maschile. Meglio di no. Meglio usare il pensiero e la fantasia. Proporremmo quindi Grimilde, se non fosse che è una strega e che è perfida, caratteristiche ben lontane dalle cinquantenni che sperimentano quel tipico scollamento anagrafico che è il nostro tema. Loro non sono né streghe né perfide, loro sono semplicemente figlie dei nostri tempi, abitanti di un’epoca contraddistinta dallo sforzo di distruggere stereotipi al posto dei quali sopravvivono, indovinate!, gli stessi stereotipi. Proprio loro, sotto forma di idea minacciosa, di vecchio modello, di metro di paragone; modelli che disprezziamo, ma ai quali siamo contraddittoriamente affezionati.

Bocciamo intanto Grimilde. Al nome penseremo dopo.

Sforziamoci, invece, di capire cos’è questo scollamento e da cosa possa essere determinato.

Cos’è che ha reso oggi stereotipo ciò che cinquant’anni fa era la norma? Una norma sicuramente confortante che, con la sua ineluttabilità, segnava i passaggi da un’età a un’altra.

L’adolescenza, età di mezzo fra la fanciullezza e la giovinezza, sui libri e nell’immaginario collettivo era l’età dei brufoli, della ribellione, degli sbalzi di umore, degli innamoramenti irrazionali. Età in cui i colpi di testa erano consentiti e quasi normati. Usciti dall’incubo di quella turbolenza, si entrava in un luogo mentale più rassicurante, quello della maturità, sorella della razionalità. L’età in cui si metteva “la testa a posto”, nel senso che si finiva di sfarfalleggiare e si pensava al matrimonio e ai figli. Il tutto caricato da doveri ineludibili: lavorare con serietà, costruirsi una posizione sociale, crescere i figli sforzandosi di rappresentare un solido modello da imitare. Convincersi e impegnarsi alla monogamia, pena la lapidazione sociale, sotto forma di dito puntato addosso. E, finalmente, quando i figli si avviavano verso l’adolescenza o, un po’ più avanti, verso la maturità, i genitori entravano ufficialmente nel mondo degli anziani. Perché, attenzione, anziani lo erano sul serio. E non solo nel corpo, spesso appesantito e trascurato, fuori e dentro, ma soprattutto nello spirito e, azzarderemmo, nella testa.

Il discorso, volutamente semplicistico, vuole fare da contraltare alla realtà odierna in cui, accanto a un modello somigliante a quello descritto, se ne affianca, con forza crescente, un altro, contraddistinto dall’indefinitezza dei confini e dall’andirivieni da un’età a un’altra. Una condizione stimolante ma scomoda, eccitante tanto quanto è destabilizzante. Negli uomini come nelle donne, nei Peter Pan come nelle… Sedna. Potrebbe andare bene Sedna? Donna dalle sembianze di bimba della tradizione inuit. No, non va ancora bene. Soprassediamo.

Perché la cinquantenne dei nostri tempi, ma anche la sessantenne e passa, non è certo giovane per immaturità o per nostalgia e, anche se riuscissimo a trovare il corrispettivo del famigerato Peter Pan, non andrebbe ancora bene, e vediamo perché, anzi, lo chiediamo a Patrizia Camedda, psicologa e psicoterapeuta:

  – Patrizia, che fine ha fatto la crisi di mezza età? 

Quella che nel linguaggio comune veniva denominata “crisi di mezza età” ai giorni nostri ha assunto caratteristiche particolari e foriere di nuovi e, a tratti, luminosi sviluppi. Sembrerebbe, e nelle donne si presenta con caratteristiche più salienti, di trovarsi davanti a una tappa che invece di rappresentare la perdita di qualcosa (la giovinezza? Il vigore?) si presenta sempre più spesso come una ricerca personale, la volontà di lasciarsi alle spalle una tappa per raggiungere quella successiva con strumenti migliori: libertà e identità. Le cinquantenni del 2021 si muovono nel mondo, convinte di aver alle spalle un passato tutto sommato vissuto abbastanza bene, che ha avuto la sua utilità ma che è ora, con il raggiungimento dell’età matura, che è stata innestata una marcia in più, un vero e proprio passo avanti in direzione di una più piena e consapevole realizzazione personale. Le cinquantenni che incontriamo oggi sono molto attive: professionalmente, intellettualmente e affettivamente. Hanno uno spirito critico ben sviluppato, sanno affrontare e risolvere problemi e confidano in un bagaglio di esperienza fluida, capace di aggiornarsi.

L’affermazione della psicologa chiarisce la posizione assunta oggi dalle donne che, giunte a un’età in cui una volta si credeva che il meglio fosse passato, adesso continuano o ricominciano a progettare, anche in virtù del tempo di cui possono finalmente disporre in modo quasi totale. E allora diventa più semplice guardare avanti con propositività, rimettersi in gioco prendendosi cura di sé a più livelli.

In quest’ottica non è più necessaria la ricerca di un corrispettivo femminile di Peter Pan, perché la condizione non è riconducibile a immaturità o a eterna adolescenza, ma a qualcosa di molto diverso.

Come sappiamo bene, però, le cose facili non sono di questo mondo e, nel nostro caso, in una situazione in cui tutto sembra possa scorrere in modo fluido e maturo, qualcosa in realtà si inceppa. E avviene lo scollamento a cui si accennava sopra. Già, perché, se da una parte la condizione effettiva è quella di proiezione in avanti, di nuova progettualità e di vivacità intellettuale che portano con sé una maggiore cura della propria immagine, dall’altra resta la consapevolezza di un’età anagrafica non completamente affrancata dallo stereotipo e nemmeno dalla consapevolezza di un tempo passato maggiore di quello futuro e di un aspetto fisico per forza di cose cambiato. Da ciò parte una sorta di inarrestabile ondeggiamento fra dentro e fuori, fra gli impulsi associati al tempo dell’ascesa e le frenate indispensabili nella discesa. Una condizione in cui se da una parte viene sperimentata una nuova giovinezza, dall’altra non si riesce ad assecondarla appieno, forse perché più che di nuova giovinezza, si tratta di un surrogato di giovinezza, un’illusione accesa da quell’entusiasmo e quegli impulsi che tanto somigliano a quelli del passato, e che addirittura oggi, essendo maggiormente strutturati, sono anche più intensi. Esiste un modo per scendere dall’altalena? Forse sì, e sta nella capacità di non cedere all’esigenza di etichettare condizioni ma, piuttosto, di abituarsi a seguire il proprio sentire.

Allo scollamento, anche se in un’accezione diversa, fa riferimento Carmela Borzì, sociologa, che interrogata sulle ragioni alla base dell’ormai inequivocabile cambiamento delle donne di quella fascia di età, risponde:

Meno male che le cinquantenni e sessantenni di oggi non sono rimaste ferme a mezzo secolo fa, non sarebbe affatto positivo e nemmeno realistico!

Avere acquisito dei diritti, avere conquistato la possibilità dell’indipendenza economica che sottende la possibilità di operare delle scelte di vita anche al di fuori di percorsi strettamente segnati dalla tradizione, dalle convenienze sociali, da modelli culturali che non si accettano più, può essere considerato il primo passo per essere diverse da tanti anni fa.

Tutto questo comporta anche un mutato aspetto esteriore, dovuto a una maggiore cura, insieme con l’allungarsi delle aspettative di vita, sia fisica che sociale, relazionale, sentimentale.

A questo punto, avvalendosi della sua visione allargata della questione, aggiunge:

Fin qui mi piacciono le differenze manifestate dalle donne di mezza età di oggi rispetto alle loro madri e nonne. Poi, ahimè, capita anche di osservare donne che sembrano copiare o rincorrere altre età, non accettare la propria o non riconoscerla nelle sue caratteristiche.

Le ho viste a scuola, quando vengono convocati i genitori degli studenti per qualche episodio o situazione difficile: arrivano queste signore, a volte anche quarantenni che sembrano ventenni, leggere, saltellanti, vestite e truccate come le loro figlie, stupite che si richieda loro l’autorevolezza per condividere il rimprovero, condannare la trasgressione delle regole, elaborare strategie per affermare la disciplina tra i ragazzi.

Ma qui, forse, sconfiniamo in un ambito diverso, che potrà essere affrontato in un altro momento.

Un gustoso monologo di Teresa Mannino sulla tematica oggetto dell’articolo di Alessandra Muschella, tratto dalla nota trasmissione tv ‘Zelig’ :

https://youtu.be/XYE3OlqnGDY

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