Si allarga a macchia d’olio l’inchiesta sulle presunte malversazioni all’Azienda Sanitaria Provinciale di Messina. Le ultime indiscrezioni trapelate dagli ambienti giudiziari descrivono un quadro ben più ampio rispetto alle prime risultanze investigative, con l’iscrizione nel registro degli indagati di nuovi soggetti che vanno ad affiancare le posizioni già note, tra cui quella del medico Asciutto.
I reati ipotizzati a vario titolo dalla Procura della Repubblica rimangono pesantissimi: corruzione, truffa aggravata ai danni dello Stato e falso ideologico. Un inchiesta che coinvolge il neoconsigliere comunale Francesco Asciutto, responsabile del servizio Assistenza domiciliare di Asp, eletto a sostegno del sindaco Basile. Sono otto in tutto sotto inchiesta del Pm Giorgia Spiri: un altro dipendente di Asp, Domenico Calogero, la cognata del medico, Angela Villanti, Giuseppa Isonzo, Angela Venuto, il marocchino Abderrahim Cherckaoui, Antonino Celona e Patrizia La Camera. Le accuse vanno dalla corruzione al falso alla truffa aggravata.
Al centro degli accertamenti condotti dalle forze dell’ordine – con il supporto di capillari verifiche documentali e fiammate di intercettazioni ambientali e telefoniche – ci sarebbe un collaudato meccanismo volto a distrarre fondi pubblici e a falsificare l’appropriatezza di prestazioni o prescrizioni sanitarie.
Se le prime fasi dell’indagine si erano concentrate sulla figura del dottor Asciutto e sui suoi rapporti diretti con l’Asp, gli ultimi faldoni svelano una rete di presunte complicità strutturate: Funzionari pubblici sotto la lente d’ingrandimento, sono finiti alcuni dipendenti amministrativi dell’azienda sanitaria, sospettati di aver “agevolato” le pratiche o omesso i dovuti controlli in cambio di favori o utilità.
Professionisti e intermediari: Si ipotizza il coinvolgimento di altri camici bianchi e figure collegate a strutture convenzionate, tasselli fondamentali per dare parvenza di regolarità a un flusso di denaro pubblico considerato illecito dagli inquirenti.
Secondo quanto si apprende, la svolta che ha portato all’allargamento del registro degli indagati sarebbe arrivata dall’esame incrociato tra i tabulati informatici dell’Asp e la documentazione sequestrata nel corso delle ultime perquisizioni. Le anomalie riscontrate nei rimborsi e nell’erogazione di determinati servizi avrebbero spinto i magistrati a estendere il raggio d’azione per verificare se si sia trattato di episodi isolati o di un vero e proprio “sistema corruttivo” radicato nel territorio.
Dall’ufficio del Direttore Generale dell’Asp di Messina, pur nel massimo rispetto del segreto istruttorio, filtra una linea di totale fermezza: l’azienda ha già fatto sapere di essere pronta a collaborare attivamente con la magistratura e, laddove i reati venissero accertati in sede processuale, a costituirsi parte civile per tutelare l’immagine della sanità messinese e le tasche dei contribuenti.
Nei prossimi giorni potrebbero essere fissati i primi interrogatori di garanzia per i nuovi iscritti, passaggi chiave che serviranno a fare luce sui reali equilibri di un’inchiesta che sta scuotendo dalle fondamenta il settore sanitario dello Stretto.



