Da parecchi anni, quando si parla di Sicilia e lavoro, si evidenzia sempre il fenomeno dell’emigrazione e la conseguenziale desertificazione demografica dell’isola.
Il fenomeno dell’emigrazione giovanile, della cosiddetta “fuga dei cervelli” e della partenza di migliaia di ragazze e ragazzi verso altre regioni italiane e verso l’estero alla ricerca di lavoro, salari più adeguati e maggiori possibilità di crescita professionale, è sempre in prima linea per il futuro di questa terra.
Oggi questo fenomeno che non può essere considerato definitivamente superato, è affiancato da un nuovo significativo dato, una parte crescente dei giovani italiani che hanno fatto un’esperienza all’estero decide di rientrare in Italia e, in misura importante, anche in Sicilia.
Secondo i dati Istat, nel quinquennio 2021-2025 sono rientrati dall’estero in Italia 129.362 giovani tra i 18 e i 39 anni, con un incremento del 32,9% rispetto al quinquennio precedente.
Il rapporto tra rientri ed espatri è passato da 26 rientri ogni 100 trasferimenti all’estero nel periodo 2011-2015 a 40 nel quinquennio 2021-2025.
Il dato non capovolge il trend del fenomeno dell’espatrio, le partenze continuano a rappresentare un elemento importante della mobilità giovanile italiana, ma dimostra che il percorso internazionale di molti giovani non è più necessariamente un viaggio di sola andata.
Ed è proprio su questo cambiamento che la Sicilia deve interrogarsi.
Tra il 2021 e il 2025 sono rientrati in Sicilia 11.908 giovani tra i 18 e i 39 anni, pari al 9,2% del totale dei giovani italiani rientrati dall’estero. La Sicilia si colloca al secondo posto, dopo la Lombardia, per numero di giovani rimpatriati, e questo dato è un segnale che non deve essere ignorato dalla classe politica siciliana.
Come sindacato, dichiara il Segr. Dr. Andrea Monteleone, ci siamo chiesti quale sia la capacità di di attrazione Siciliana visto che il solo mercato del lavoro, non la riesce a misurare.
L’analisi del mercato del lavoro siciliano va contestualizzata integrandola con gli aspetti, famiglia, relazioni sociali, identità territoriale, clima, qualità della vita, patrimonio culturale, possibilità di conciliare lavoro e vita privata e desiderio di tornare nei luoghi di origine.
La questione, per i Dirigenti del Centro Studi Sinalp, Gaetano Bonura, Andrea Tomarchio, Nino di Martino, Stefania D’Amico, e Giuseppe Dioguardi è riuscire a trasformare questa capacità naturale di attrazione, in una politica strutturale di permanenza, occupazione qualificata e sviluppo.
In questo contesto gli incentivi fiscali e la qualità della vita assumono un peso rilevante, mentre l’opportunità di un lavoro particolarmente interessante costituisce una delle motivazioni, ma non l’unica. Un giovane può essere disposto a rinunciare ad una parte del vantaggio economico ottenuto all’estero se in cambio può ritrovare la propria famiglia, una migliore conciliazione tra vita e lavoro, un ambiente più inclusivo nel quale crescere i propri figli, e un rapporto più equilibrato tra lavoro e tempo personale.
Il Centro Studi Sinalp Sicilia evidenzia che la sola nostalgia potrà far tornare un giovane in Sicilia, ma non può essere sufficiente a farlo rimanere.
Una regione può essere attrattiva per il clima, per il mare, per la famiglia e per la qualità della vita, ma se non offre lavoro qualificato, servizi efficienti, infrastrutture, mobilità, sanità, istruzione, abitazioni accessibili e possibilità di carriera, il rischio è che il rientro rimanga temporaneo.
Per questo il SINALP ritiene necessario spostare il tema da una semplice domanda, “Come facciamo a far tornare i giovani?” ad una domanda più ampia, “Come costruiamo una Sicilia nella quale un giovane possa tornare, lavorare, formarsi, creare una famiglia e costruire il proprio futuro?”
La Sicilia dispone oggi anche di strumenti che possono rendere il rientro economicamente più interessante.
Il Governo Regionale ha introdotto per il periodo 2026-2028 un contributo collegato all’IRPEF per chi trasferisce la residenza dall’estero in Sicilia e stabilisce il domicilio fiscale nell’Isola, prevedendo anche un rimborso pari al 50% dell’Addizionale IRPEF spettante alla Regione, fino a 100.000 euro annui per tre annualità, con una percentuale che può arrivare al 60% per determinate condizioni nei Comuni siciliani con meno di 5.000 abitanti.
La misura è inoltre subordinata all’acquisto di un immobile o alla realizzazione di specifici interventi edilizi entro i termini previsti dalla normativa.
Ma l’incentivo fiscale può facilitare il ritorno ma non può sostituire la politica del lavoro e quindi la capacità di incidere sui redditi, sui servizi e sul territorio per stabilizzare la permanenza dei giovani rientranti.
Altro aspetto che va attenzionato dalle forze politiche isolane è il crescente arrivo di lavoratori da remoto (Smart Working), professionisti e persone con redditi elevati che possono rappresentare un’opportunità per la Sicilia, ma può anche causare l’aumento in misura abnorme della pressione sul mercato immobiliare e sui servizi locali se non è accompagnato da politiche equilibrate.
Bisogna attenzionare il rischio di realizzare una Sicilia conveniente per chi arriva dall’esterno, e contemporaneamente renderla difficile da vivere per i siciliani che hanno deciso di restare.
L’obiettivo deve essere quello di creare un ecosistema favorevole a tutti, nel quale chi torna trovi condizioni migliori senza penalizzare chi ha scelto di rimanere.
Gli incentivi proposti da questo Governo per chi rientra, devono essere collegati alla creazione di occupazione stabile e qualificata, privilegiando contratti a tempo indeterminato, percorsi di crescita professionale e valorizzazione delle competenze acquisite all’estero.
Il Centro Studi Sinalp ritiene essenziale far dotare la Sicilia di un sistema permanente di riconoscimento e valorizzazione delle competenze maturate all’estero, creando una banca dati di professionisti con un collegamento diretto con imprese, università, enti di ricerca e pubblica amministrazione.
In merito al lavoro agile, la Regione ha già previsto strumenti destinati a favorire il radicamento economico attraverso coworking, incubatori, startup, sedi operative, laboratori, ricerca, trasferimento tecnologico e nuovi servizi, ma deve fare l’ulteriore passo attivandoli realmente.
Occorre valutare programmi di recupero del patrimonio edilizio inutilizzato, incentivi alla ristrutturazione, housing sociale e formule di locazione accessibile per giovani coppie, lavoratori e professionisti che rientrano.
La misura fiscale regionale già collega il rientro all’acquisto o alla riqualificazione immobiliare, questo collegamento potrebbe essere accompagnato da una più ampia strategia di recupero dei centri urbani e dei piccoli comuni.
È necessario rafforzare il rapporto tra Università, Ricerca, Formazione, Impresa, e Lavoro.
I giovani che rientrano dall’estero possono diventare un ponte internazionale per le imprese siciliane, favorendo nuovi mercati, internazionalizzazione, innovazione e scambi con aziende e istituzioni straniere.
Le politiche per i rientranti devono essere sempre affiancate da strumenti per i giovani che invece hanno scelto di restare, evitando una quasi certa contrapposizione tra “chi torna” e “chi resta”.
La Sicilia dispone di una comunità enorme di siciliani residenti all’estero che non debbono essere considerati esclusivamente come una platea di potenziali rientranti, ma come una rete internazionale di competenze e relazioni da intercettare e collaborare.
La Sicilia possiede un patrimonio umano, culturale e territoriale straordinario. I giovani che hanno vissuto e lavorato all’estero possono diventare un elemento di forza proprio perché conoscono contemporaneamente due mondi, quello siciliano e quello internazionale.
Per il SINALP questa è una sfida che riguarda il futuro del lavoro e dell’intera società siciliana, i nostri giovani non debbono tornare sol perchè la Sicilia è la loro terra, ma per una scelta libera, conveniente e sostenibile.
In questo quadro il SINALP Sicilia, dichiara il Dirigente Regionale Giuseppe Lombardo, ritiene necessario affrontare anche il tema del Ponte sullo Stretto di Messina, inserendolo però all’interno di una visione complessiva dello sviluppo dell’Isola.
Per il Sindacato il Ponte non può essere considerato soltanto un’opera viaria e ferroviaria destinata a ridurre i tempi di attraversamento dello Stretto, ma deve diventare, insieme al potenziamento delle infrastrutture ferroviarie e portuali, della rete autostradale, degli aeroporti, della logistica e della digitalizzazione, uno dei tasselli della definitiva integrazione della Sicilia nelle grandi reti europee dei trasporti e degli scambi commerciali.
La Sicilia non deve essere considerata la periferia dell’Europa, ma l’hub naturale del Mediterraneo, una delle principali aree internazionali di transito delle merci e delle persone tra Europa, Nord Africa, Medio Oriente e Asia.
La vera sfida è quindi trasformare la posizione geografica della Sicilia in infrastrutture, investimenti, occupazione e sviluppo industriale.
Un collegamento stabile tra Sicilia e Calabria contribuirà a superare uno dei principali limiti strutturali della Sicilia, l’insularità e la discontinuità territoriale rispetto alla rete continentale europea, trasformando l’isola in un moltiplicatore di opportunità economiche.
Trasformiamo l’Europa nella porta attraverso la quale la Sicilia intercetta il mondo!!!



